Dalle origini nel 1932 al 1952
Il bisnonno Leonardo fondava il primo pastificio industriale. Sorgeva in piazza Cannizzaro n.7 a Corato e la ditta era intitolata “Leonardo Mastromauro & figli”.
A quell’epoca era la spontanea forza del vento a liberare il frumento dalla crusca per ottenere la semola. La semola così ricavata veniva mescolata all’acqua in una c.d. impastatrice a palmole, azionata da un mulo bendato o talvolta dalla forza di più uomini.
L’impasto così ottenuto veniva versato a cascata in una gramola a stanga per amalgamarlo e renderlo omogeneo. Poi vi era un torchio a vite idraulico con un pistone che pressava l’impasto attraverso le trafile in varie forme dando vita ai diversi formati di pasta.
La fase di essiccazione, altrettanto importante, avveniva con metodi rudimentali e grazie al clima esterno. In particolare la pasta lunga veniva distesa su canne al sole e si esponeva nella piazza antistante il pastificio per poi la sera portarla in stanze chiuse ventilate artificialmente.
Procedimento diverso veniva adottato per la pasta corta che asciugava direttamente in ambiente chiuso fornito di pale a ventola. Questo spiega perché l’industria del pastificio si è sviluppata maggiormente nelle zone a clima temperato..
Il capo pastaio sulla base della esperienza doveva prevedere il tempo di essiccazione, conoscere al tatto lo stato della pasta ed il grado di essiccazione raggiunto, senza l’ausilio di alcuno strumento tecnico, senza manuali o letteratura tecnica a riguardo. Solo esperienza.
La pasta veniva confezionata in fogli di carta blu o bianchi, completati da etichette fantasiose e venduta in casse di legno, ceste o cartoni.
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